Farma Mese, n. 5-2023
È tempo di riforma fiscale
Vi spieghiamo nel dettaglio il concordato preventivo biennale tra contribuente e fisco, al fine di ponderare con consapevolezza se aderirvi o meno
Tra le varie novità inserite nel Disegno di legge delega al Governo relativo alla riforma fiscale (mancano i decreti attuativi e qualcosa potrebbe ancora cambiare) vi è l’istituzione di un concordato preventivo biennale, che può interessare a molte farmacie per quanto riguarda il loro appuntamento con le tasse, che -come ormai si sa molto bene- è una delle certezze della vita. Analizziamo, quindi, tale novità con la nostra esperta, Paola Castelli.
In che cosa consiste il concordato preventivo biennale?
Il concordato preventivo biennale è una sorta di “tax compliance”, ossia di un accordo tra contribuente e fisco volto a instaurare una collaborazione sempre maggiore tra i due soggetti. In pratica, stando alle informazioni attuali (la norma potrebbe ancora subire delle modifiche, ma è meglio essere sempre preparati), l’Agenzia delle Entrate proporrà al contribuente un importo che per due anni costituirà la base imponibile ai fini del calcolo delle imposte Irpef, Ires e Irap (per le società). Per il momento è esclusa da tale accordo l’Iva, che continuerà a essere applicata in modo ordinario, per evitare “incidenti diplomatici” a livello comunitario; tuttavia, “never say never”, vedremo cosa succederà: non è da escludere che l’iter parlamentare del Disegno di legge delega della riforma fiscale possa alla fine trovare vie d’uscita anche sull’Iva.
Quindi il contribuente ha la possibilità per due anni di accettare ex ante il reddito imponibile, “offerto” dal fisco, su cui poi pagare le tasse?
Sì, se accetta pagherà le imposte sul reddito proposto a prescindere da quello che sarà nei due anni successivi il suo reddito imponibile effettivo: l’importo concordato prevale sempre su quello effettivo, indipendentemente dal fatto che quest’ultimo sia maggiore o minore rispetto a quello concordato con l’amministrazione finanziaria.
Su che basi l’Agenzia delle Entrate “dà i numeri”? Come determina la base imponibile?
L’Agenzia delle Entrate analizza il fatturato e le informazioni in suo possesso grazie alle banche dati, alle liquidazioni Iva, agli scontrini telematici, alle fatture elettroniche e via di seguito, per poi formulare una proposta “tailor made”, quindi personalizzata, sulla base della quale verranno poi quantificate le imposte dovute dal contribuente. Il contribuente saprà, dunque, cosa dovrà “tirare fuori dalle proprie tasche” (cosa utile anche per programmare nel biennio interessato non soltanto la gestione aziendale, ma anche quella personale) e non avrà più “questioni” con l’amministrazione finanziaria. Infatti, se il contribuente accetta di versare il quantum debeatur secondo quanto emerge dal concordato, sarà esonerato dai controlli fiscali per i due anni successivi. Per due anni, quindi, pace fatta con il fisco: base imponibile e relative imposte saranno “freezate” (congelate nel loro importo), senza possibilità di rialzi.
Dottoressa, tutti possono accedere a tale concordato, anche le farmacie?
Tale nuovo istituto si dovrebbe rivolgere alle imprese con ricavi sino a 5.100.000 euro e, quindi, a molte farmacie.
È obbligatorio accettare la proposta di concordato?
No, non è obbligatorio. Il contribuente potrà, infatti, scegliere se aderire o meno, valutandone l’effettiva convenienza.
Ma, una volta stretta la mano con il fisco, non c’è il rischio, per il contribuente, di decadere dai benefici del concordato?
Tutto ha dei rischi e nessuno regala niente a nessuno: il contribuente potrebbe decadere dai benefici dell’istituto in commento in caso di mancata documentazione di ricavi o compensi negli anni oggetto di tale accordo oppure in quelli precedenti “per un importo superiore a prestabilite soglie ritenute significative”, ovvero qualora abbia commesso altre violazioni fiscali di non lieve entità.
Attenzione: il concordato preventivo biennale riguarda solamente il pagamento delle imposte e non incide sugli obblighi contabili e dichiarativi che continuano a essere previsti. Il contribuente sarà, in ogni caso, obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi indicando il fatturato effettivo, anche se poi pagherà le imposte in funzione di quanto concordato con l’amministrazione finanziaria. Eventuali irregolarità su questo fronte comporteranno la decadenza del beneficio derivante dalla pace inizialmente fatta.
In conclusione, conviene o non conviene prendere in considerazione l’offerta del fisco?
È sempre consigliabile prenderla in considerazione, anche tenuto conto della conseguente pace fiscale: niente controlli fiscali e accertamenti per due anni. In conclusione, per andare al sodo, il concordato preventivo biennale conviene ai contribuenti che prevedono un aumento del reddito nel biennio successivo. A questo punto non ci resta che attendere la versione definitiva di tale istituto: alla prossima puntata!