Farma Mese, n. 3-2024

Farma Mese, n. 3-2024

“Tax compliance” Le regole del gioco

È stata approvata la versione definitiva del concordato preventivo biennale, strumento che può attirare l’attenzione delle farmacie in attesa del loro appuntamento con le tasse

Vale o no la pena di fare l’accordo con l’Agenzia delle Entrate e accettare il Concordato preventivo biennale? Ne parliamo con la nostra esperta, la dottoressa Paola Castelli.

Dottoressa Castelli, innanzitutto cos’è il Concordato preventivo biennale?

È una sorta di accordo con il quale l’Agenzia delle Entrate propone al contribuente un importo che per due anni costituirà la base imponibile ai fini del calcolo delle imposte Irpef, Ires e Irap (per le società). L’adesione al concordato non produce effetti ai fini Iva e non incide sugli obblighi contabili e dichiarativi, che continuano a essere previsti: il contribuente dovrà, comunque, presentare la dichiarazione dei redditi, indicando il fatturato effettivo, anche se poi pagherà le imposte in base a quanto pattuito con l’Amministrazione finanziaria.

Deve essere per forza accettata la proposta del fisco?

Il contribuente non deve accettare per forza tale proposta; tuttavia, qualora la accetti, dovrà versare le imposte sul reddito proposto dall’Amministrazione finanziaria, indipendentemente da quello che sarà il suo reddito imponibile effettivo nei due anni previsti. Andando al sodo, se il contribuente accetta la proposta e nei due anni previsti consegue un reddito più alto, allora ha fatto un affare perché paga meno imposte; viceversa, se il suo reddito imponibile scende, oltre al danno ha anche la beffa di pagare imposte più alte rispetto a quelle che avrebbe versato in base al suo reddito effettivo. Ogni realtà è una storia a sé.

Quindi, per due anni il contribuente ha le mani legate? Non ha la possibilità, all’occorrenza, di recedere dal concordato?

In teoria no, ma in pratica sì, pensando alle farmacie. È, infatti, possibile recedere dal concordato, se le entrate effettive dovessero ridursi di oltre il 60% e, per fortuna, questa è un’eventualità assolutamente improbabile per le farmacie.

Tutti possono accedere al concordato oppure ci sono delle “pecore nere” escluse da tale istituto?

Il Concordato preventivo biennale si rivolge alle imprese con ricavi sino a 5.164.569 euro e, quindi, a molte farmacie. Ne sono esclusi i contribuenti che hanno debiti con il fisco (compresi interessi e sanzioni), oppure debiti con enti previdenziali (debiti definitivamente accertati con sentenza irrevocabile ovvero con atti impositivi non più impugnabili) oltre 5.000 euro. Altre “pecore nere”, escluse dal concordato, sono coloro che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi in almeno uno dei tre periodi d’imposta precedenti, o che sono stati condannati per reati tributari o riciclaggio negli ultimi tre periodi d’imposta antecedenti a quelli di applicazione del concordato.

Ovviamente la scelta se aderire o meno dipende, come sempre, da un’attenta valutazione dei pro e dei contro, dei costi e dei benefici. Quanto tempo ha il contribuente per accettare o rifiutare la proposta dell’Agenzia delle Entrate?

Il contribuente può aderire al concordato entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, che, limitatamente al periodo d’imposta 2023, è stato differito al 15 ottobre 2024. A partire dal periodo d’imposta 2024 si torna, invece, alla normalità, ossia ai termini ordinari di presentazione della dichiarazione dei redditi: 30 giugno 2025 (dichiarazione dei redditi cartacea) e 30 settembre 2025 (dichiarazione dei redditi telematica). Chi non esclude l’eventuale adesione al concordato ha tempo dal 15 giugno 2024 al 15 ottobre 2024 per trarre le sue conclusioni sulla convenienza o meno di tale strumento.

Perché proprio dal 15 giugno di quest’anno?

Perché a partire da questa data l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione il software applicativo per acquisire le informazioni e i dati necessari a elaborare la proposta. Per formulare una proposta fatta su misura l’Agenzia delle Entrate analizza il fatturato e le informazioni in suo possesso fornite dalle varie banche dati, dalle liquidazioni Iva, dagli scontrini telematici, dalle fatture elettroniche, eccetera.

Quali vantaggi offre la stretta di mano tra contribuente e fisco?

Un vantaggio dell’adesione è la possibilità di programmare nel biennio oggetto di concordato la gestione aziendale e quella personale: il contribuente saprà, infatti, in anticipo cosa dovrà sborsare a titolo di imposte. Ulteriore aspetto interessante è il fatto che, a fronte della stretta di mano con l’Agenzia delle Entrate, il contribuente per due anni non sarà nel mirino del fisco. Per farla breve, tu contribuente accetti per due anni il reddito imponibile da dichiarare e, quindi, le imposte da versare e io, Amministrazione finanziaria, ti premio: niente accertamenti fiscali.

Il concordato preventivo opera soltanto per due anni?

No, sussistendone i requisiti di accesso, l’accordo potrà eventualmente essere prorogato di altri due anni, previa proposta dell’Agenzia delle Entrate con le medesime modalità previste per l’introduzione del concordato.

Ma, una volta stretta la mano al fisco, il contribuente non corre il rischio di decadere dai benefici del concordato? La ‘tax compliance” siglata con l’Amministrazione finanziaria può cessare?

Purtroppo il rischio c’è: il contribuente potrebbe decadere dai benefici dell’istituto in esame, qualora venga accertata l’esistenza di attività non dichiarate o l’inesistenza o l’indeducibilità di passività dichiarate per un importo superiore al 30% dei ricavi dichiarati, oppure risultino commesse altre violazioni di non lieve entità, ma non solo. Anche l’omesso versamento delle imposte dovute a seguito di adesione al concordato, il subentro di debiti tributari e/o previdenziali di importo superiore a 5.000 euro fanno dire bye bye ai benefici del concordato preventivo. Anche eventuali irregolarità in tema di obblighi contabili e dichiarativi comportano la decadenza del beneficio derivante dalla pace inizialmente fatta. Il patto con l’Amministrazione finanziaria può cessare con effetto immediato in caso di modifica, nel biennio oggetto di concordato, dell’attività svolta rispetto a quella esercitata nel periodo d’imposta precedente al biennio, ovvero di cessazione dell’attività.

La mancata adesione del contribuente al Concordato o la sua decadenza da tale istituto comportano l’intensificarsi nei suoi confronti dell’attività di controllo dell’Amministrazione finanziaria

In conclusione, chi può avere interesse ad aderire al Concordato preventivo biennale?

Evidentemente a trarre vantaggio da tale “tax compliance” saranno coloro che, nel periodo oggetto del concordato, prevedono di avere una crescita del fatturato e, quindi, del reddito imponibile. A mero titolo esemplificativo, ma non esaustivo, ecco alcune situazioni che potrebbero determinare un incremento del fatturato aziendale e, quindi, del reddito imponibile, e portare il contribuente a valutare l’eventuale adesione al concordato preventivo biennale:

  • chi ha acquistato una farmacia;
  • chi ha trasferito la farmacia in locali più grandi;
  • la farmacia che aveva iscritto a bilancio l’ammortamento dell’avviamento, poi terminato;
  • la farmacia che aveva a bilancio un leasing, con canone elevato, poi cessato.

Cari lettori, il mio consiglio è di esaminare la proposta con attenzione, ponderandone i pro e i contro con il vostro consulente.

 

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