Farma Mese, n. 9-2022

Farma Mese, n. 9-2022

Come salvare i sudati risparmi

In periodi di alta inflazione, come salvaguardare il proprio patrimonio, piccolo o grande che sia? È bene conoscere alcune regole e muoversi in equilibrio tra coraggio e prudenza. Ecco come fare

Il risparmio e la sua gestione sono uno degli obiettivi di tutti, compresi i farmacisti. Con la nostra esperta, la dottoressa Paola Castelli, che, quale dottore commercialista, è deputata a svolgere un’attività di servizio e consulenza a imprese e privati, fornendo assistenza anche in tema di sistemazione patrimoniale e salvaguardia del proprio patrimonio, cerchiamo di capire come far crescere o quantomeno preservare nel tempo il valore di tanti sacrifici.

Dottoressa Castelli, Le abbiamo lanciato una bella sfida! Come si può investire i propri denari in modo sicuro?

Dato l’“annus horribilis”, effettivamente mi ha proprio lanciato una sfida da Guinness World Record, se si pensa a come centrare tale bersaglio con ostacoli come le gravi tensioni dei prezzi energetici, la guerra in Ucraina, l’inflazione, la rottura delle catene di approvvigionamento e il rischio di una stagflazione.

Chiariamo, quindi, alcuni concetti base, utili per comprendere appieno quanto scriverò tra poco.

  • Volatilità: non è altro che un indicatore del movimento del prezzo di uno strumento finanziario. È lo scostamento percentuale del prezzo di tale strumento dai suoi valori medi: per capirci, se in un dato periodo un titolo ha registrato una volatilità del 7%, vuol dire che, in tale arco temporale, il valore del titolo si è discostato del 7% dal suo prezzo medio. Tale indicatore può riguardare i titoli (quali le azioni, le obbligazioni, i derivati eccetera), può riguardare un fondo e più in generale i mercati finanziari.
  • Rischio di mercato: è il rischio, in cui incorre l’investitore, dovuto agli effetti imprevisti di alcune variabili (variazione dei tassi d’interesse e dei tassi di cambio, variabilità dei corsi azionari, commodity risk ossia il rischio associato alle variazioni nei prezzi delle merci, soprattutto dei metalli preziosi e dei prodotti energetici, ecc.), che influenzano l’andamento del mercato e il valore delle relative attività e passività.
  • Rischio di tasso: è il rischio di variazioni del valore delle attività sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse. In parole povere, è la possibilità che una variazione dei tassi d’interesse riduca il valore delle attività finanziarie a essi sensibili (per esempio, le obbligazioni in termini di corso e di cedole).
  • Inflazione: è l’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi con conseguente diminuzione del potere d’acquisto della moneta. Traduco ancora: un rialzo dell’inflazione fa sì che con un euro si possano oggi acquistare meno beni e servizi rispetto al passato.
  • Stagflazione (termine molto inflazionato -per restare in tema- in questo periodo, ahimè): è l’“augusta” concomitanza, in un ciclo economico, di stagnazione (ossia, recessione) e di inflazione (bingo!). Nello stesso mercato, quindi, si registra un aumento generale dei prezzi e una mancanza di crescita dell’economia in termini reali.
    Fatta questa premessa, dopo anni in cui i mercati hanno avuto performance positive, il 2022 ha “brillato” per un ritorno alla volatilità. Va detto che il rischio di mercato fa parte dei giochi.
    Nel prosieguo io non parlerò degli strumenti finanziari nel dettaglio, ma in generale di gestione del vostro patrimonio, dei vostri risparmi; vi darò delle linee guida che vi possano aiutare a comprendere meglio gli investimenti che vi verranno proposti dal vostro intermediario finanziario.

Considerato il periodo turbolento, gli investitori potrebbero essere allettati dall’idea di soprassedere e aspettare tempi migliori per investire. Pensa che sia una strategia giusta?

Io penso che in generale non reagire non sia sempre costruttivo. Certo, in alcuni momenti bui della borsa, si potrebbe anche essere tentati dalla nullafacenza e non è detto che sia sempre una cattiva decisione. Tuttavia, restare inermi, rinviando le scelte di investimento, potrebbe essere un errore perché “il tempo è denaro” e, quando si investe, il tempo (inteso come rapidità assunta consapevolmente) è uno degli alleati dell’investitore. Anche la prudenza, però, non va presa sotto gamba: mio nonno Paolo (che molti di voi avranno conosciuto) mi diceva sempre “ricorda, Paola, che si dice giocare in borsa”. La prudenza, quindi, è d’obbligo, ma non deve essere nemmeno eccessivamente esasperata, perché, per ottenere dei risultati, per forza ci si deve esporre a dei rischi. Soltanto chi non fa, soltanto chi non si mette in gioco, apparentemente non sbaglia.

Si può anche pensare a una soluzione intermedia (in medio stat virtus), azzardando qualche investimento, senza esagerare. In questa fase incerta parlare di investimenti sicuri è un po’ arduo. Lo ribadisco: investimenti che, senza pensieri, ci facciano diventare Paperon de’ Paperoni non esistono! Qualsiasi idea, a maggior ragione, ogni idea di investimento soprattutto di denari creati con fatica suscita molti pensieri sia a livello personale (si rimugina di notte continuamente e “vi sfido” bonariamente, ovvio, a contraddirmi) sia a livello tecnico (qual è il modo migliore per conservare i sacrifici fatti ovvero per guadagnare?); per questo anche la velocità nella gestione del proprio portafoglio è importante.

Cosa fare, quindi?

La prima cosa da fare è pensare sempre positivamente e ricordare che le crisi sono necessariamente seguite da fasi di ripresa (altrimenti significa che il mondo, l’intera economia, come si suol dire, sono andati a ramengo). Nelle fasi di crisi l’investitore studioso e attento al timing potrebbe “fare affari” ovvero conservare quanto creato, acquistando a prezzi più contenuti, mentre nelle fasi di ripresa lo stesso dovrebbe essere freddo e pronto (decisione solo apparentemente facile) a vendere, spuntando così prezzi più interessanti. Certo è un lavoro, un lavoro che si aggiunge al proprio, perché significa monitorare il mercato & Co., studiando anche i bilanci (e non solo il nome) degli asset che ci incuriosiscono e significa pensare rapidamente al da farsi, per non perdere il treno. Secondo consiglio: è bene avere un portafoglio diversificato e impostato in un’ottica di contrazione, per quanto possibile, del rischio. Più diversifico il mio portafoglio, più avrò la speranza di guadagnare o, quantomeno, di “contenere i danni”. Nel creare un portafoglio diversificato e ben bilanciato non esiste una soluzione universalmente valida, in quanto il tutto dipende dalla propensione al rischio del singolo investitore. Immaginiamo che il vostro portafoglio sia una torta, alla quale può essere affiancato, proprio nell’ottica di una differenziazione degli investimenti e di una limitazione del rischio, un buon pasticcino. A mero titolo esemplificativo, ma non esaustivo, le fette della torta possono essere costituite da:

  • Azioni: esse rappresentano una quota del capitale sociale della società emittente, quindi, la misura della partecipazione del socio (investitore) al capitale di rischio dell’impresa. Gli azionisti investitori possono percepire dei profitti (i cosiddetti dividendi). Il valore di un’azione può variare ogni giorno in relazione alla domanda e all’offerta da parte degli investitori e all’andamento e alle prospettive aziendali.
  • Obbligazioni: con esse l’investitore acquista titoli di debito dell’azienda o dall’ente emittente, diventando creditore degli stessi. Le obbligazioni possono essere prive di cedola (ossia zero coupon) ovvero con cedole a tasso fisso oppure a tasso variabile: a essere percepite come sicure sono le obbligazioni governative, soprattutto se emesse da Stati con economie molto forti (come, per esempio, gli Usa) o con scarso debito (come, per esempio, la Svizzera) oppure emesse da organismi sovranazionali (come, per esempio, la World Bank o la Bei). Torniamo al tempo: personalmente preferisco contenere la durata di tali investimenti (tre anni circa o su per giù), a meno che il gioco non ne valga proprio la candela; la mia fiducia nei confronti di un’obbligazione (ma, anche verso altri strumenti finanziari) di duration maggiore deve superare d’impatto il rischio da me percepito al momento dell’investimento.
  • Liquidità: tale “asset” è particolarmente esposto al rischio inflazionistico, tendendo a perdere valore senza un rendimento.
  • Beni rifugio: l’oro, per esempio (ma, come vedremo tra poco, non è l’unico bene rifugio). In genere il valore di tali asset tende a crescere nelle fasi di crisi di mercato e, in teoria (a medio-lungo termine), consente di proteggere il proprio portafoglio nelle fasi di volatilità. Ultimamente il valore di tale bene rifugio ha subito una contrazione dovuta anche al forte rialzo del dollaro americano rispetto alle altre valute, ma, a parte questo periodo anomalo, tale bene dovrebbe tornare a rappresentare un buon rifugio. Detto questo, vediamo se il fisco è ghiotto oppure no di dolci.

Giusto, Dottoressa Castelli: come sono tassati asset quali azioni, obbligazioni e oro?

Le plusvalenze derivanti dalla vendita di azioni e dell’oro sono tassate con l’imposta sostitutiva del 26%. Per capirci, se dalla vendita guadagnate 100 euro (il cosiddetto capital gain), 26 vanno all’Erario. Gli interessi e le plusvalenze derivanti dalla vendita di obbligazioni sono tassate al 12,50%, se si tratta di titoli dello Stato italiano ed equiparati (enti e organismi internazionali quali Bei, Bers, Birs, World Bank, ecc.) nonché titoli emessi da Stati white listed (Stati che scambiano informazioni con l’Italia come gli Stati europei e altri). Gli interessi e le plusvalenze derivanti da altre obbligazioni, quali per esempio quelle societarie, scontano, invece, l’imposta sostitutiva del 26%.

E, se anziché guadagnare, l’investitore dovesse avere una perdita?

Le meglio note minusvalenze sono le perdite in cui purtroppo si può incorrere investendo, perdite che generano un credito fiscale. A mali estremi, estremi rimedi: è possibile compensare (in maniera diversa a seconda degli strumenti finanziari che le hanno generate) le minusvalenze con plusvalenze derivate da altri investimenti, nell’anno in cui si è realizzata la perdita e nei quattro anni successivi, riducendo così il carico fiscale complessivamente dovuto dall’investitore.

E se le minusvalenze non vengono compensate nei cinque anni?

L’investitore decade dal beneficio fiscale. Come già detto, quando si parla di investimenti finanziari, il tempo è denaro.

Ma su quali azioni o obbligazioni si possono orientare i titolari investitori?

È bene orientarsi su asset solidi, su aziende leader e in settori che i titolari conoscono: pensiamo ad asset legati al settore farmaceutico, parafarmaceutico, cosmetico, nutrizionale. Chi meglio dei titolari, chi meglio dei farmacisti conosce questi settori?

Abbiamo l’acquolina in bocca: che “pasticcino” può affiancare la torta?

Il pasticcino è rappresentato dal classico “mattone”: il mattone ha ancora il suo fascino e, se poi rispetta la regola (e torno ai consigli di mio nonno Paolo) delle tre “p” -ossia “la posizione, la posizione, la posizione”- il rendimento di tale investimento può essere buono. I nei di tale tipologia di investimento consistono nella difficoltà di trovare, in caso di vendita, un acquirente (minore, se si rispetta la regola delle tre “p”) ovvero, in caso di locazione, un conduttore che paghi puntualmente l’affitto. Passando al regime fiscale, la plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile abitativo o commerciale effettuata da un privato dopo cinque anni dal suo acquisto non è tassata. Anche la plusvalenza derivante dalla vendita prima della scadenza dei cinque anni della propria abitazione principale non è tassata. Diversamente, la plusvalenza è soggetta all’ordinaria tassazione Irpef oppure, su opzione, all’imposta sostitutiva del 26%.

In caso di locazione di un immobile abitativo a canone libero è possibile optare per la cosiddetta cedolare secca del 21%, che si riduce al 10% per i contratti di locazione a canone concordato di abitazioni ubicate in Comuni con carenze di disponibilità abitative (art. 1, 1° comma, lett. a) e b) del Dl 551/1998) e nei Comuni ad alta intensità abitativa individuati dal Cipe; la locazione di un immobile commerciale è, invece, soggetta a Irpef e relative addizionali.

In conclusione, ricordando ai lettori che, come ha detto Warren Buffett “investire è semplice, ma non è facile” e “investo in quello che mangio” (quando comprò un miliardo di dollari di azioni Coca Cola), consiglio di orientarvi su titoli primari, su settori che conoscete bene, mentre, con riferimento agli investimenti immobiliari, tenete sempre a mente la regola delle tre “p”, valida in generale anche con riferimento all’immobile ove ubicare la vostra azienda-farmacia.

 

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